Deggo Yëggo Tour 2019 photo gallery

September 7th, Elmas



September 8th, Monte Gonare







September 12th, Teatro Massimo, Cagliari





September 14th, Perdaxius





September 16th, Semestene




September 17th, Conservatorio, Cagliari









































In una delle sue lettere a Fawwaz Traboulsi, pubblicata in Of Cities and Women (1993), l’artista e poeta libanese Etel Adnan ha scritto che se non fosse stato per il mare, Beirut non sarebbe sopravvissuta alla devastazione.
“Ma c’è sale sulla terra, nelle nostre bocche, sui nostri vestiti, nelle nostre mani; qualcosa che resiste alla putrefazione”
In arabo, c’è un detto che dice: “Fai una buona azione e buttala nel mare”. Il mare qui è una metafora di ciò che ci lasciamo alle spalle per andare avanti. Parla della nostra capacità di lasciar andare e di trasformarci. Gettare in mare significa rilasciare ciò che ci ostacola, ciò di cui non abbiamo più bisogno, ciò che non è in flusso. È un invito ad essere come il mare: sempre in movimento, sempre in cambiamento, eppure perpetuamente armonioso.
Per To Become a Sea / Diventare Mare, questo detto è stato il porto da cui siamo partiti per navigare. Il mare è diventato uno spazio di trasmutazione e immaginazione; così come uno spazio che trascende le differenze e riunisce comunità diverse che sono geograficamente, storicamente e culturalmente collegate al Mediterraneo. Questa massa d’acqua unificante porta con sé i sogni e i miti di coloro che ci vivono accanto, ci passeggiano, ci saltano dentro, ne sono catturati, ne scrivono e cantano…
Il progetto è un tentativo di decodificare e registrare queste narrazioni. Facendo ciò, mira a creare uno spazio per l’inconscio collettivo da ascoltare e per storie alternative da rivelare.
Il progetto consiste in due parti in dialogo tra loro. Una parte ha luogo in Sardegna, l’altra in Libano.
In Sardegna, il progetto si muove attraverso il Sulcis, raggiungendo diverse comunità della regione e invitandole a partecipare a workshop e attività multidisciplinari.
Spostandosi da un luogo all’altro, To Become a Sea / Diventare Mare diventa un disco dell’inascoltato: di voci che sono state colpite dalla rivelazione; di voci che sono alla costante ricerca del mare dentro e fuori di loro. È una registrazione del nostro immaginario collettivo che alla fine ritrova la sua strada verso il mare.
Parallelamente all’attività in Sardegna, Ibrahim raccoglierà paesaggi sonori e condurrà brevi interviste con diversi gruppi di persone che vivono vicino o hanno un rapporto specifico con il mare in Libano.
L’idea è quella di creare un intreccio sonoro tra Libano e Sardegna per raccontare la storia del viaggio verso il mare collettivamente e individualmente, quello che succede lungo la strada, e come alla fine, indipendentemente dai nostri diversi percorsi, ci incontreremo tutti al mare.















Quattro biblioteche civiche di sei piccoli comuni del Sulcis sono state il cuore di un progetto che ha coinvolto le ragazze e i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado di Perdaxius, Sandadi, Giba, Masainas, Villaperuccio e Piscinas in una serie di workshop tenuti da artisti internazionali e che hanno portano alla produzione di quattro cortometraggi originali.
Insieme ad artisti provenienti da tutto il mondo e successivamente a professionisti nell’ambito della scrittura e del cinema, gli studenti sono stati invitati a usare la biblioteca del proprio paese come serbatoio di idee e come vero e proprio laboratorio creativo, tentando di forzare il luogo comune della biblioteca come luogo esclusivamente votato alla lettura, al silenzio e alla concentrazione, usando gli spazi purtroppo disabitati per gran parte del giorno per sperimentare ogni forma di linguaggio, dal disegno al collage, dalla creazione di costumi per ridefinire la propria identità alla scrittura di storie fantastiche, dalla musica alla recitazione.
La staffetta di quattro artisti visivi, André Raatzsch , Yassine Balbzioui, Marcos Lora Read e Kilap Gueye, provenienti da paesi che hanno da anni comunità sparse nel territorio del Sulcis ha accompagnato la nascita di quattro storie originalissime inventate dagli stessi studenti all’interno delle biblioteche, che si sono rivelate workshop dopo workshop spazi flessibili e pieni di possibilità inespresse. Gli artisti hanno raccontato sé stessi ed il proprio lavoro dando la possibilità a tutti di conoscere qualcosa di più sulle nuove radici presenti nel Sulcis, di proiettarsi oltre la dimensione dell’Isola e al suo storico isolamento, mentre agli studenti legati attraverso le famiglie e quei paesi ha dato la possibilità di vedere valorizzata e raccontata la propria specificità al di fuori di descrizioni solitamente superficiali se non legate a stereotipi.
Agli workshop hanno visto la partecipazione straordinaria e la collaborazione di Isamit Morales, Pape Thiam, Michele Gabriele, Jonathan Vivacqua, Simone Berti, Michele Gabriele, Susana Moliner Delgado e Marta Vallejo.
In una seconda fase le storie, gli oggetti e i costumi di scena sono diventati oggetto di successivi laboratori cinematografici tenuti dagli scrittori Andrea Bocconi e Guido Bosticco, dall’artista Stefano Faravelli, dal fotografo Vincenzo Cammarata e dal regista Andrea Canepari, tutti professori dell’associazione Scuola del viaggio, partner di progetto.
Sono così nati i quattro cortometraggi, basati sulle storie inventate dai ragazzi, interpretati da loro stessi o da marionette che hanno plasmato sotto la guida di Faravelli. I film sono stati girati per lo più nelle biblioteche, gli elementi scenici sono spesso rappresentati dai libri e alcune scene delle storie narrate si svolgono proprio fra gli scaffali. I quatttro cortometraggi sono stati presentati la prima volta in occasione della mostra Sulcis Oddity presso il MAN di Nuoro ed hanno trovato un proprio percorso anche nei canali tipici del cinema (festival e rassegne) mentre nell’estate 2013 sono stati presentati durante i momenti di festa dei paesi del Sulcis.
Il progetto è stato finanziato dalla Fondazione con il Sud e Vodafone Italia ed ha visto come partner di progetto i Comuni di Perdaxius, Villaperuccio, Santadi, Giba, Masainas, Piscinas, l’associazione Scuola del viaggio, Oxfam Italia e Sbis









Chadal è il nome di una band Sardo-Senegalese, nata da un progetto di cooperazione internazionale fra Sardegna e Senegal, organizzato da Cherimus in collaborazione con varie istituzioni del territorio e l’associazione Ker Thiossane di Dakar. Chadal parte dalla necessità di intensificare e approfondire il dialogo fra la comunità sarda e quella senegalese, la più numerosa comunità africana presente in Sardegna.
Il chitarrista Alberto Balia, il suonatore di launeddas Andrea Pisu, il trombettista Riccardo Pittau e il pianista Matteo Scano hanno incontrato a Dakar i cantautori Bah Moody e Marcel Diaba Ndong, il suonatore di balafon Sidi Koita, il suonatore di xalam Alioun Ndiaye, il suonatore di kora Baka Cissokho, il bassista Alassane Cissè collaborando insieme alla formazione di una nuova band musicale e alla creazione di un nuovo album.
Chadal ha tenuto il suo concerto d’esordio a Dakar il 20 maggio 2011, prima di intraprendere un vero e proprio tour musicale attraverso la Sardegna e il nord Italia grazie anche alla collaborazione con la comunità senegalese in Sardegna e con l’associazione Sunugal di Milano. Durante diversi workshop organizzati a Dakar e in alcuni paesi del Sulcis-Iglesiente in collaborazione con gli artisti Abdoulaye Cysso Manee, Yassine Balbzioui e Marco Colombaioni, è stata realizzata una scenografia visionaria che ha fatto da sfondo ai concerti del gruppo. I bambini sardi e senegalesi hanno inoltre realizzato strumenti musicali della propria tradizione che sono stati poi scambiati al termine del progetto.
Il nome del gruppo, Chadal, è la traslitterazione di una parola Peul che indica un uccello colorato che migra ogni anno tra Sardegna e Senegal.





















Informativa relativa ai contributi pubblici ricevuti nell’anno 2021
Ai sensi della L. n. 124/2017, art. 1 co. 125 – 129 , modificata con L. n. 58/2019, pubblichiamo l’informativa relativa ai contributi pubblici ricevuti nell’anno solare 2020 da Cherimus
CF 90024830920




















È Kristah la prima artista in residenza del progetto europeo Common Places, che si sta sviluppando tra Barcellona, Perdaxius e Lubiana.

Perdaxius, la sede dell’associazione Cherimus è un paesino di meno di 1500 abitanti, ma all’interno dei confini comunali sono presenti almeno 20 nuraghi! Il primo giorno di residenza Kristah ha esplorato Perdaxius e ha cominciato a conoscere la sua comunità, passando dal fruttivendolo, chiacchierando con la fiorista e con la panettiera, bevendosi un caffè vicino alla piazza, e infine visitando il sito archeologico del nuraghe Camboni.



Il secondo giorno è stata la volta dell’incontro con Francesco Capuzzi, poeta improvvisatore, suonatore di launeddas e inventore (delle launeddas elettroniche). Nel corso di una chiacchierata musicale sono emerse intersezioni tra strumenti tradizionali, le affinità e le differenze tra metrica e ritmo nell’improvvisazione rap e nella poesia tradizionale sarda, sui modi di raccontare storie, lineage tracing, & melodic dissing. Francesco ha poi suonato sia le launeddas, strumento tradizionale a fiato fatto da tre canne di cui esistono tracce almeno dall’ottavo secolo avanti Cristo e ancora oggi usatissimo nella musica tradizionale e sacra sarda, sia le “Elettroneddas” il loro corrispettivo elettronico, inventato dallo stesso Francesco e che si sta lentamente diffondendo tra i suonatori di Launeddas dell’isola per esercitarsi nell’uso dello strumento o per sperimentare nuove soluzioni musicali.



La residenza è poi proseguita esplorando il Sulcis dove in pochi chilometri si può viaggiare nella storia e nella geografia del Mediterraneo, tra le imponenti tracce architettoniche della Pisa medioevale a Tratalias (dove ha anche incontrato il musicista Blues Matteo Leone) e quelle fenice e tardoantiche di Sulky, oggi Sant’Antioco, da cui prende il nome l’intera area, per finire con Calasetta (dove ha anche incontrato il musicista Blues Matteo Leone) i cui abitanti sono i discendenti diretti dell’antica colonia genovese di Tabarka, in Tunisia, e dove ancora si parla il Tabarkino e si mangia Fainè.



Nella seconda parte della residenza Kristah ha lavorato con un gruppo di bambini e ragazzi nel giardino possibile di Domusnovas, inventando con loro parole e musica di una nuova canzone, utilizzando come base i frutti del carrubo dentro il quale il laboratorio musicale ha avuto luogo.



Di nuovo a Perdaxius Kristah ha incontrato i ragazzi del corso di arte di “tottus in pari” parlando della sua musica e facendo loro ascoltare qualche suo brano, invitando poi i giovani partecipanti a trasformare la musica in colori e segni, a giocare con la sinestesia e con i legami segreti che ognuno di noi intrattiene tra i suoni e le immagini, tra il comporre con la voce e il tracciare con la matita.

L’ultima sera la comunità di Perdaxius si è ritrovata ad ascoltare Kristah prima in un’intervista che ha coinvolto anche gli abitanti stessi del paese, dove la giovane musicista di è raccontata, e successivamente in una sessione dal vivo di alcune sue canzoni: un piccolo concerto che speriamo sia l’anticipo di tanti altri, di una collaborazione con Perdaxius e il Sulcis e la sua musica di ieri e di oggi.



Chi è Kristah
Kristah è una cantante e rapper di Black music di Bergamo.
Ha iniziato a fare musica con il coro giovanile della chiesa che frequentava all’età di 13 anni. Successivamente ha incontrato i componenti del gruppo Ibm, di cui fa parte tutt’ora, e Derek con cui ha iniziato a comporre le prime barre.
Con il suo gruppo, ha creato l’etichetta The key ent, che mira a favorire l’inclusività e a promuovere e supportare giovani artisti.
Adora il soul, l’rnb, l’hip-hop, il blue, e ama ogni genere di musica. Nei suoi testi, si ritrova spesso a parlare di come amarsi, migliorarsi e amare gli altri.
Pensa che vivremmo meglio se ognuno di noi lavorasse sulla propria persona, risolvendo i propri conflitti interiori: se imparassimo a stare bene con noi stessi, staremmo meglio con gli altri.