Oggi siamo tutti delle isolette. Oltre la nostra spiaggia c’è un oceano pattugliato da morbide e fluttuanti scatoline di DNA pronte a mangiarci vivi.

Isuleddas è uno spazio di condivisione di idee, pensieri, immagini, suoni, storie, nato durante i mesi del confinamento, per stringerci insieme in un arcipelago, raccontare qualcosa della nostra isoletta, inventare nuovi nomi e codici di rappresentazione: disegnare un altro mappamondo, isuledda dopo isuledda.

TRINTADUUS

So Long (Isola Art Center, Milano, 12 aprile 2007)

di Alek O.

TRINTUNU

Echta

di Matteo Visentin

non ha suolo al quale ancorarsi, né una posizione geografica fissa. è un isola vagabonda, che non prende spazio ma lo copre, come un ombra.
ce la si potrebbe immaginare bene come un veliero capovolto, con lo scafo verso il cielo e le vele che si srotolano dagli alberi fino quasi a toccare terra; o come un cane dal pelo lungo. 
sulla sua pancia – o sulle sue vele, a seconda che si preferisca l’immagine del cane piuttosto che quella del veliero – si raccolgono gocce d’acqua provenienti dal mare che evaporando lasciano depositarsi grappoli di sale. questi riflettono la luce che s’infiltra dall’esterno sicché il tempo non si esprime nel susseguirsi di giorno e notte ma esiste come costante penombra.
se nel descriverla risulta difficile non ricorrere a metafore, è perché, sull’isola, non c’è spazio per ragionamenti astratti. ogni cosa è nuda ed esiste per quello che è, senza bisogno di essere nascosta.
l’aria che si respira è tiepida e soffice, come un abbraccio scambiato indossando un piumino invernale, e il suo odore simile a quello del cioccolato amaro. un aroma proprio di questo luogo e questo solamente, tanto intenso che sembra occupare uno spazio fisico. e in effetti si potrebbe dire che sia proprio questo a fare di echta il luogo che è: quando l’odore svanisce, s’è lasciata anche lei.

TRINTA

Su ballu ‘e s’arza

di Transhumanza

Penelope, Matteo Orani
Scatola del tempo, Dario Sanna
Isola come memoria, Alessandra Sarritzu
Fantasticheria, Ambra Iride Sechi

Transhumanza naschet dae su bisòngiu de ponner a pare sas biddas e is giassos de sartu de Sardìnnia cun sa chirca artìstica de is tempos nostros, boguende a pitzus un’avolotu intre traditzione e sperimentadura, autzende limbàgios e bisuras noos.
Transhumanza est su giassu prus profetosu po nde pesare una retza de relatas intre quine si nch’andat, quine arribat e quine abarrat, una còntiga po fraigare mamentos de atòbiu e de cumpartzidura de costumàntzias artìsticas diferentes.
Que a is pastores qui, mòvidos dae sas stajones qui detzident is bisòngios, traessant is logos in chirca de pabariles noos, TransHumanza est su sprigu de su bisòngiu naturale de tramudare e de ammesturare mundos diferentes.
Su progetu est pentzadu que a unu caminu a tapas fatu de eventos minores, cun ammustros e intervènnidas site-specific in tretos bòidos e qui a su sòlitu sunt allargu dae ue benit fata s’arte.

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Transhumanza nasce dall’esigenza di mettere in connessione le zone rurali della Sardegna e la ricerca artistica contemporanea, innescando un cortocircuito tra sperimentazione e tradizione, stimolando nuovi linguaggi e nuovi immaginari.
Transhumanza è un luogo ideale dove attivare una rete di rapporti tra chi va, chi viene e chi resta, un pretesto per creare momenti di incontro e condivisione delle diverse pratiche artistiche. Come i pastori, mossi dal ciclo delle stagioni che ne determina i bisogni, attraversano i territori alla ricerca di nuovi pascoli, Transhumanza riflette l’impulso naturale a spostarsi, migrare e creare contaminazioni tra diversi mondi. Il progetto si sviluppa in un percorso per tappe costellato di piccoli eventi, esposizioni e interventi site-specific in spazi inutilizzati e solitamente lontani dai luoghi dell’arte.

BINTINOI

Elementare – L’isola della notte

di Amigdala

Elementare, è un’isola che risorge ogni sera per accogliere chi proviene dalle isole vicine o dal continente. Ci si arriva con galeoni speciali, fortezze di legno con vele e pennoni che ricordano quelle dei pirati di certe avventure fantastiche.
Elementare è un’alleanza temporanea tra pubblico e artisti, chiamati a condividere insieme il tempo di una notte. In uno spazio attrezzato per il sonno prende forma una comunità provvisoria. Nell’Isola della notte gli attori eseguono un canto rivolto alla notte, come tempo di sospensione e sovvertimento.

L’Isuledda è ispirata alla produzione Elementare (2018) del collettivo Amigdala: http://bit.ly/2NMhKxK 
Immagine di Sara Garagnani
Musica: Meike Clarelli
Testi: Gabriele Dalla Barba
Conduzione coro: Davide Fasulo
Voci: Meike Clarelli, Elisabetta Dallargine, Vincenzo Destradis, Davide Fasulo, Fulvia Gasparini, Antonio Tavoni

BINTIOTU

moho en trozos de piel de aguacate
(muffa su lembi di buccia di avocado)

di Luca Garino

BINTISETI

Backstage of an Island

di Miguel Palma

Ph: Ricardo Pereira. Courtesy: Pico do Refúgio and Galeria Fonseca Macedo

The work “Backstage of an Island” is based on the construction of a sculpture that resembles a tent but which, instead of being shaped like a pyramid or a semi-sphere, has the morphology of the island of São Miguel. Like a camping tent, it is a portable piece, easy to assemble and dismantle. This equipment consists of a wooden base, about two meters width and a cut that relates to the aerial view of the island of São Miguel. This base is lined with a waterproof and plain colored fabric that gives the illusion of the island’s morphology.

* * *

“Conta-se, aqui, que um dos medos estruturais na história do Arquipélago era o dos piratas. Outro seria o do isolamento. Ou seja, de movimentos invasivos à impossibilidade de evasão, a insularidade obrigaria a um estado de espírito de alerta e tensão constantes, algo que muito provavelmente define, no fluir de gerações, um carácter muito próprio aos habitantes destes pedaços de terra que, por sua vez, na sua condição vulcânica, já de si constituem pano de fundo suficiente para uma tensão invisível e insidiosa só ultrapassável pela rotinas da existência, das mais sublimes como o amor ou o instinto de preservação, às mais banais, como os repetidos gestos do quotidiano que maquinalmente erigem um tempo sem espessura dramática.”

Miguel von Hafe Pérez

Installation view of the show “O Olhar Divergente”, curated by Miguel von Hafe Pérez. Courtesy: Pico do Refúgio and Galeria Fonseca Macedo
Installation view of the show “O Olhar Divergente”, curated by Miguel von Hafe Pérez. Courtesy: Pico do Refúgio and Galeria Fonseca Macedo

BINTISES

Romance of Window Wipers

di Holly Fletcher & Diane Edwards

BINTICINCU

Isola Caterina

di Villa Caterina (Giulia Leone, Makika e Margherita Riva)

La quarantena, tre lumachine nel loro guscio, un corridoio, un microfono nel mezzo, un po’ di taglia e cuci et voilà!

Featuring
Giulia Leone: trumpet, guitar, eletronics from distance
Margherita Riva: pandeiro, jew’s harp
Makika: sampling, launeddas, dissoneddas, bass

BINTICUATRU

Devi cambiare la tua vita
(Du mußt dein Leben ändern)

di Andrea Rossi e Matteo Rubbi

BINTITRES

Scabèciu

di Arrogalla

Scabèciu

Insemola e friggi il pesce, poi fallo marinare in un sughetto con pomodoro, aglio e aceto.
Aggiungi a tuo gusto tutte le spezie e gli odori che vuoi.

Produced and mixed by Francesco Medda Arrogalla at Codaruina StudioDrum by Pier Gavino Sedda (Tumbarinos de Gavoi)
Electroneddas by Carlo Spiga Makika
Guitars by Maurizio Marzo
Jew harp, flute by Massimo Loriga
Oud by Amin Makni
Tama by Pape Ndiaye
Voice by Emanuele “Lele” Pittoni (Ratapignata – Scudi prus a forti)

BINTIDUUS

Rien ne va plus

di Marco Colombaioni

* * *

Vista dell’opera nella mostra “I quadri di Annibale”, 2012. Museo di storia naturale, Milano. Ph: Valentina Vitali

BINTUNU

You never know if the bees that are coming will pollinate you or kill you

di Real Madrid

BINTI

DOING NOTHING

di Isamit Morales

The following performance is an ode to pause;
a silent song to life being life.

Tracklist

Side A

Interlude “Yo no quiero esa normalidad de regreso” (I don’t want that normality back!)
Doing Nothing
Doing Nothing – After of Before Something

Side B

Recording Nothing 1
Recording Nothing 2
Recording Nothing 3

DEXANNOI

Basciò

di Isabella Bordoni

Un segno di buon auspicio, una fioritura di ex-voto. Un viatico, sia per i vivi per uscire con equilibrio dalla quarantena, sia per i morti nell’omaggio di un fiore mancato. E per gli uni e per gli altri, una carezza. 

A good omen, blossoming ex-voto. Sustenance, whether for the living to pass through the quarantine in serenity, or an offering for the flowerless dead. And for the one as for the other, an embrace.

DEXIOTU

The Natal Isles

di Alix Christie

DEXASETI

изуледда

di Carlo Spiga

Carlo Spiga “Makika”, Sa Tempesta, 2017
Testo: Paolo Mossa
Video registrato nel 2015 nella Repubblica di Tuva (Russia)

Firma, firma! A ue fues?
Clori bella, inoghe resta…
Mira chi grave tempesta
sun minattende sas nues.
Inoghe solu has iscampu:
firmadi, Clori inumana…
Sa ’idda est troppu lontana,
de percias nudu est su campu.
Firma! Ohimè, ite lampu…
No intendes ite tronu?

Fermati, fermati! Dove scappi?
Bella Clori, resta qui…
guarda che brutta tempesta
stanno minacciando le nuvole.
Solo qui trovi scampo:
fermati, ninfa Clori…
Il paese è troppo lontano,
di rifugi è nudo il campo
Fermati! Ohimè, che lampo…
Non senti che tuono?

Stop, stop! Where are you running to?
Beautiful Clori, stay here
Look what a bad storm
The clouds are  threatening
Only here you can escape:
Stop, unearthly Cloris
The town is too far,
The field is bare of shelters
Stop! Alas, what a flash …
Can’t you hear that thunder?

SEIXI

Altaria

di Antoni Sotzu

S’isuledda de Altaria, è abitata da oggetti domestici, 
memorie, attese e prosperità.
Un tappeto tondo li accoglie:
ci sono custodi di liquidi e materia, 
c’è un tempo del deserto a tre vasi, 
un suono campestre ossidato,
una spianata lapidea, 
la statua di una saggia testuggine,
una lama a sostegno. 
Si ritrovano tutti qui, in questo altare. 
In quest’isola.

CUINDIXI

Me voglio fà ‘na casa ‘mmiez’ô mare

di Justin Messina e Zeyn Joukhadar

Me voglio fa’ ‘na casa ‘mmiez’ ’o mare
di Gaetano Donizetti

Clavicembalo: Justin Messina
Voce: Zeyn Joukhadar
Brano registrato alla Fondazione Camargo
il 7 maggio 2020

Me voglio fa’ ‘na casa ‘mmiez’ ’o mare
Me voglio fa’ ‘na casa ‘mmiez’ ’o mare
Fravecata de penne de pavune
Fravecata de penne de pavune

D’oro e d’argiento li scaline fare
D’oro e d’argiento li scaline fare
E de pietre preziuse li barcune
E de pietre preziuse li barcone

Quanno nannella mia se ne va a affacciare
Quanno nannella mia se ne va a affacciare
Ognuno dice ognuno dice
Mo’ sponta lu sole

Me voglio fa’ ‘na casa ‘mmiez’ ’o mare
by Gaetano Donizetti

Harpsichord: Justin Messina
Voice: Zeyn Joukhadar
Recoded at Camargo Foundation May 7th 2020

I want to build a house in the middle of the sea
I want to build a house in the middle of the sea
Made of peacock feathers
Made of peacock feathers

(I want ) to make the steps of gold and silver
(I want ) to make the steps of gold and silver
And the balcony of precious stones
And the balcony of precious stones

When my baby shows her face at the window
When my baby shows her face at the window
Everyone says, everyone says:
Now the sun is rising!


CATORDIXI

Isolario quotidiano

di Ekin Can Göksoy

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TREIXI

Self-Portrait / Devil with a Blue Dress On

di Xandra Ibarra

www.xandraibarra.com

DOIXI

Pai’figu

di Alessandro Cau

UNDIXI

IsolaCannolo

di Emiliana Sabiu

Starring: https://www.instagram.com/isolacannolo/

in collaborazione con: Derek MF Di Fabio

È stato Cannolo che mi ha tirato fuori di casa, e mentre lui inseguiva tracce odorose, io inseguivo macchie di colore, e di ossigeno.
In questa bolla densa e spessa, abbiamo visto quante cose interessanti succedono quando si è soli.

DEXI

L’ile des masques rouges

di Amy Sow

« (…) c’est un concept que j’ai développé depuis le début du confinement pour dire que les masques ne doivent pas seulement servir au coronavirus mais également à combattre les violences faites aux femmes.
C’est pour cela j’ai créé les masques rouges que je porte moi même»

NOI

Trans heaven is a house full of flowers and no word for shame

di Zeyn Joukhadar

Il paradiso trans è una casa piena di fiori, dove la parola vergogna non esiste

di Zeyn Joukhadar

OTU

Motu-Hiti

Alice Vercesi

E così il virus è approdato persino sull’Isola di Pasqua. Un lembo di terra sperduto a chilometri di distanza da ogni costa.

La mia mamma giramondo ci è andata in vacanza l’anno scorso. Per quell’occasione le regalai un libro. In questi giorni l’ho preso in prestito.

«Raccolse nelle fessure di Motu-iti le penne dei gabbiani e le intrecciò, le incollò con la polpa del ta-ompi, vischioso e tenace, e si fece un grande copricapo leggero che metteva nelle ore più assolate del giorno e gli teneva fresca la testa come una piccolissima nuvola.» (Roberto Piumini, Motu-iti L’isola dei gabbiani)

And so the virus even landed on Easter Island. A remote strip of land miles away from any coast.

My mom went on vacation there last year. For the occasionI gave her a book. These days I borrowed it.

“He collected the feathers of the seagulls in the crevices of Motu-iti, he braided and glued them with the pulp of the ta-ompi, slimy and tenacious, and he made himself a large light headgear to put on during the sunniest hours of the day, keeping his head cool like a very small cloud”. (Roberto Piumini, Motu-iti L’isola dei gabbiani)

Immagini da Calendario 2019

SETI

Scuola di Rock

Il Tempo dell’Oscurità

Il Tempo dell’Oscurità è una band formata da cinque amici, Edoardo (voce e chitarra), Ginevra (tastiere), Matilde (chitarra), Alice (basso) e Carlotta (batteria).

I I.T.d.O. si caratterizzano per un sound molto rock che guarda anche alla melodia, con riferimenti che vanno dai Deep Purple ai Kiss, senza disdegnare sferzate rumoristiche alla Sonic Youth (benché non li conoscano). Sul palco la band da il meglio di sé con un apparato performativo fatto di linguacce, corna e artigli che si elevano al cielo. 

“Scuola di Rock” è un omaggio al Rock, come potenza espressiva e collettore di amicizia. Il brano vede due guest, oltre alla formazione classica si alternano ben due batteristi, Carlo e Desirée.
Il brano è stato registrato e mixato da Makika.
Il Tempo dell’Oscurità è una band nata all’interno dei laboratori di musica dell’ Exmè di Pirri.

Il Tempo dell’Oscurità (“The time of Darkness”) is a rock band formed by five friends: Edoardo -vocals and guitar, Ginevra -keyboards, Matilde -guitar, Alice -bass- and Carlotta – drums. I.T.d.O. influences include Deep Purple to Kiss, and Sonic Youth (even if they have no idea who they are). On stage the band is at their best, using a performance apparatus made of tongues, horns and claws that rises to the sky. 

“School of Rock” is a tribute to Rock, as an expressive power and a catalyst of friendships. The song featured two guest artists, in addition to the usual line-up there are two drummers, Carlo and Desirée.
The song was recorded and mixed by Makika. Il Tempo dell’Oscurità is a band born inside the music workshops of Pirri’s Exmè.

SES

Conchiglia

di Leonardo Chiappini

CINCU

CUATRU

Social distance child games

by Alexandra Collins

TRES

JAZEERE

di Ibrahim Nehme

my jazeere sits on solid grounds. there are books written by women about women, there is poetry, there are love letters, there are French lessons, there is a book I want to let go of, there are old notes and new ideas, there are independent magazines and long forgotten zines. on my jazeere, i stand on giant shoulders. here, all is well.

La mia jazeere poggia su solide basi. Ci sono libri scritti da donne sulle donne, c’è poesia, ci sono lettere d’amore, ci sono lezioni di francese, c’è un libro che voglio lasciare andare, ci sono vecchie note e nuove idee, ci sono riviste indipendenti e zines a lungo dimenticate. Nella mia jazeere, sto sulle spalle di un gigante. Qui, va tutto bene.

DUUS

Aslema Beslama

dal progetto So Close, di Mass’art (Tunis) e Cherimus (Perdaxius)

Musicisti: Aymen Makni, violino e voce; Amin Makni, oud e voce; Maurizio Marzo: chitarra; Francesco Medda “Arrogalla”, computer e dubbingSoundCloud


UNU

Where Is The Ball?

di Yassine Balbzioui

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Yassine_1.jpg