Un matatu può volare, o quasi: infischiarsene, saltare il traffico, levitare leggero. Passeggeri, motore, gomme, trasmissione e marmitta compresi, fatti di stoffe leggere e luce. Un ferramenta anche lui può volare, in preda al vento e al sole: lamiere, badili, seghe, martelli, bilance, tutte con poteri speciali, saettanti. Un altro matatu poi, può essere lungo e sinuoso come un drago, e serpeggiare per le vie, accogliente e danzante all’interno, a cui si può accedere da ogni parte: ogni punto buono per entrare e uscire, ogni ansa perfetta per improvvisare un canto o un ballo. Una casetta di bambù e plastica è a bordo di un automobile, a spasso: irriverente, piratesca e solido rifugio allo stesso tempo. Una foresta incantata, di alberi altissimi, grondanti di foglie rumorose: in cima ombrelli e abitanti fantastici a guardare giù. Il mondo sottosopra di Nairobi appariva quel giorno, il 14 aprile 2018, dopo due mesi di laboratori sotto il sole e sotto la pioggia: il mondo delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi che vivono per le strade di Kawangware, Mtindwa e Ngong. 

Ognuno di questi luoghi ospita una base e ogni base è una grande e complessa famiglia, in cui ci si spalleggia, ci si sostiene, ci si accoglie, ogni giorno. Vulnerabili e discriminate dalle classi più ricche, queste famiglie hanno creato una festa meravigliosa, hanno dischiuso il loro universo, l’hanno condiviso con noi; la loro immaginazione e il loro lavoro hanno dato forma, una forma unica, che non somiglia a niente di mai visto, al Carnevale di Nairobi, il primo mai realizzato. 

La festa si è ripresa le strade: quel giorno il quartiere Riruta-Satellite sembrava davvero di tutti e brillava perché aveva al centro i suoi bambini e ragazzi: la bellezza di Nairobi è la loro bellezza. Il video racconta la storia di Carnival! Nairobi, raccoglie tanti pezzi diversi e prova a metterli insieme; il punto di vista è quello di Derek MF Di Fabio, artista visivo che ha supportato i ragazzi nei laboratori insieme a Cherimus, agli educatori di Koinonia e alle ragazze e ragazzi dei centri di accoglienza; Derek si focalizza sui ragazzi che vivono in strada e su tutte le collaborazioni con artisti e artigiani locali che unendo le forze hanno reso possibile il Carnevale. 

La bellissima colonna sonora del video è stata anch’essa prodotta in strada, attraverso laboratori condotti dal musicista Luca Garino. Alla sua finalizzazione hanno lavorato giovani musicisti di Nairobi (MegaLink Ent Studio) con anch’essi alle spalle l’esperienza della vita di strada. 

Il video racconta anche l’incontro tra Ibrahim, uno dei due artisti in residenza per Darajart 2018 insieme a Luca Garino, e Byub, un poeta che vive in Kabiria Road. Ibrahim, ci dice, ha incontrato il suo essere poeta a Nairobi. Nel video le parole di Byub sono accompagnate da immagini di un albero caduto durante una tempesta a Kivuli Centre: quasi un colpo di fulmine.

Buona visione.